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lunedì 24 agosto 2009

ROMA: aggrediti due ragazzi gay

(Repubblica) «Vorrei andare via dall'Italia, quando mi sono trovato il coltello conficcato ho pensato di morire»: Dino, il giovane aggredito a coltellate ieri sera, assieme al suo compagno Giuseppe, all'uscita dal Gay Village di Roma è ancora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Sant'Eugenio. Giuseppe avrebbe deciso di restituire simbolicamente il passaporto italiano. Intanto il testimone che ha permesso l'identificazione dell'aggressore teme per la sua incolumità: «Adesso che quell'aggressore è ancora fuori ho paura per la mia vita. Lui conosce il mio volto, mi ha visto da vicino, subito dopo aver accoltellato la vittima. È assurdo che un individuo del genere sia ancora libero.»




(Sky TG24)

Queerquilia e Sebastian manifestano tutta la loro solidarietà a Dino e Giuseppe.

sabato 24 gennaio 2009

VERONA: 30 anni di abusi da religiosi

Un’inchiesta dell’Espresso rivela una serie di eventi che sarebbero accaduti al “Provolo” di Verona in 30 anni. Ma non ci saranno indagini. di Fabiana Marcolini da Il Giornale di Vicenza, 23 gen 09.
[...] Dall’ultimo episodio di abuso sessuale su un ragazzino sordo sono passati 25 anni. Lo denunciano in 60 ex allievi. La vittima più giovane ora ha 41 anni ed è solo una delle 15 persone, tra cui tre vicentini, che hanno filmato e registrato le testimonianze di quel che subirono all’interno dell’istituto religioso di cui erano ospiti: l’Antonio Provolo del Chievo. Testimonianze agghiaccianti, racconti di violenze sessuali ma anche sodomia, sevizie e botte che rappresentavano la quotidianità per decine di bimbi sordi, figli di famiglie non abbienti affidate a quell’istituto gestito da religiosi che fino agli anni Ottanta era stato un modello internazionale. Venticinque i sacerdoti, alcuni ormai anziani ma ancora in servizio nell’istituto, indicati con nomi e cognomi quali autori delle brutalità. Ma oltre a loro, coinvolti negli abusi ci sarebbero anche alcuni fratelli laici presenti nella struttura. [...] Quando poi due anni fa, in via Rosmini, venne istituita la casa famiglia (gestita dagli stessi religiosi) destinata ad accogliere bambini sordi con disagi familiari, negli ex alunni del Provolo scattò la ribellione. Fu il timore che qualcun altro bimbo potesse subire quel che loro avevano subìto a squarciare il velo del silenzio, e se è pur vero che ora la struttura è interamente gestita da laici al vertice ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria che dipende solo dal Vaticano. Partì da qui la decisione drammatica di raccontare, di rivelare quanto segretamente custodito nell’animo e nella mente per anni, almeno trenta. [...] Loro, gli ex alunni, non sono interessati a condanne o risarcimenti, nulla potrà riparare il danno patito a livello psicologico ma, sostengono, una decina di religiosi sono ancora in servizio. Loro i nomi di quei preti li hanno fatti. [...]